| Il lago di Bracciano, di origine vulcanica, si trova a pochi
chilometri da Roma, incastonato fra i paesi di Anguillara, Bracciano
e Trevignano.
Le sue acque, grazie ai depuratori e ai costanti controlli volti
a prevenirne l'inquinamento, sono così pulite da costituire
il bacino di riserva per le emergenze idriche della città
di Roma, e offrono la cornice ideale tanto per rilassanti passeggiate,
quanto per giornate all'insegna dello sport.
Inizialmente, il lago era chiamato “Sabatino” per la sua vicinanza
con l’antica città di Sabate, situata sotto l'attuale Trevignano.
In ricordo di quella città Anguillara acquisì poi l’appellativo
“Sabazia”.
Ad Anguillara Rutilia Polla, nobile romana, fece costruire una villa
sul promontorio che si affaccia, formando un angolo, sull'acqua;
da quella villa, detta "Angularia" e non dalle anguille
che popolano il lago, prende il nome il paese.
Anche
se alcuni reperti ci svelano una Bracciano abitata dagli
Etruschi, la vera tappa obbligata per chi visita questo paese è
senz'altro il castello Orsini-Odescalchi, edificio fortificato inizialmente
sede del prefetto, che nel 1475 fu ampliato da Napoleone Orsini;
nei secoli passò dalle mani degli Orsini a quelle degli Odescalchi
a quelle dei Torlonia, per poi tornare definitivamente agli Odescalchi
che ne sono tuttora i proprietari.
Trevignano
nasce dalle ceneri dell'etrusca Sabate, i cui resti sarebbero sprofondati
nel lago. Il Museo Etrusco, sito nel palazzo Comunale, custodisce
i preziosi reperti rinvenuti nella necropoli dell'Olivetello.
Suggestiva testimonianza del feudo medievale, i resti della rocca
Orsini si ergono dalla cima di un'alta rupe, circondati dall'antico
borgo e dalle sue mura.
Sull'argine
del fiume Arrone, a poca distanza dal borgo di S. Maria di Galeria,
troviamo Galeria, la Città Morta. Anch'essa di origine
etrusca, nel corso dei secoli passò di mano in mano, vittima
di un inarrestabile decadimento; fu soggetta a invasioni e distruzioni
fino alla malaria che nel '700 afflisse l'Agro romano, segnandone
la fine.
Tra le rovine, formazioni vegetali di grande interesse ospitano
varie specie di animali; anche l'Arrone, che nei pressi della città
compie una cascata, offre asilo a numerose varietà di pesci.
Nel 1999, grazie alle sue attrattive naturalistiche, Galeria è
stata dichiarata Monumento Naturale dalla Regione Lazio.
In un itinerario attraverso le bellezze del viterbese, non può
mancare una passeggiata nella riserva naturale lungo il lago
di Vico. Nato 700.000 anni fa dallo sprofondamento di un vulcano,
si estende per circa 12kmq, a più di 500 metri sul livello
del mare. Tra castagneti e querceti ed un ricchissimo sottobosco
(almeno quindici specie di orchidee selvatiche) vivono la volpe,
la donnola, la marmotta, il ghiro e il gatto selvatico.
Si
può raggiungere il lago passando per Sutri, città
di origini antichissime. Notevoli l’anfiteatro scavato interamente
nel tufo (I sec. d.C.) ed il Mitreo (III sec.), dedicato al culto
orientale del dio Mitra.
Posta sulla via Francigena, Sutri raggiunse la massima popolarità
nel Medioevo, quando divenne passaggio obbligato dei pellegrini
diretti verso Roma dal Nord Europa.
Sempre nelle vicinanze del lago merita una visita Caprarola,
con i suoi giardini all'italiana animati da giochi d'acqua e Palazzo
Farnese a sovrastare il borgo quattrocentesco.
Alle
Pendici dei Monti Cimini troviamo Viterbo. La necropoli rupestre
di Castel D'Asso, poco distante dalla città, contiene tracce evidenti
che vedono negli etruschi i primi abitanti di queste zone. L'insediamento
fu distrutto dai Romani nel 310 a.C. durante la conquista della
Tuscia, ma la città visse una rigogliosa rinascita dovuta
alla vicinanza con la via Cassia, che si andava sviluppando di pari
passo con le conquiste romane.
Le invasioni medievali e la lunga dominazione Longobarda portarono,
nella seconda metà del 700, all'unione di vari paesi all'interno
di un'unica cinta muraria.
L'edificio più importante della città è il
Palazzo Papale. In stile gotico, risale alla seconda metà
del XIII secolo; fu sede di numerosi conclavi, fra cui quello del
1271, che è ricordato come il più lungo della storia
della chiesa e che si concluse con l’elezione di Gregorio
X dopo 33 mesi di vacanza della sede papale.
A 20 chilometri da Viterbo troviamo Bomarzo ed il suo Bosco
Sacro, meglio conosciuto come "Parco dei mostri". A commissionarlo
fu, nella seconda metà del 1500, l'eccentrico principe Vicino
Orsini. Nella cornice di un anfiteatro naturale, scolpite nei massi
di peperino disseminati per il parco, si trovano figure spaventose,
grottesche, che risvegliano nel visitatore una curiosità
mista a soggezione. La fitta vegetazione diventa il sipario ideale
per una scenografia ricca di mistero, svelando di volta in volta
creature mitiche, fantastiche, addirittura crudeli, ma anche costruzioni
bizzarre come la "Casa pendente", l'Orco (foto)
o il tempio in memoria di Giulia Farnese, che l'Orsini fece costruire
alla morte della moglie.
Alla morte del principe il parco cadde nell'oblio finchè,
nel 1954, Giovanni Bettini lo acquistò ed avviò i
lavori di ristrutturazione, restituendo alla nostra regione un'opera
di grande valore.
Questo breve percorso alla scoperta del nostro territorio si conclude
con uno sguardo
al lago di Bolsena, che vanta il primato europeo di grandezza
tra i laghi di origine vulcanica.
La zona fu abitata dalla prima età del ferro, come documentano
i resti di villaggi oggi sommersi dale acque. In epoca pre-etrusca
vi sorgeva il centro di Bisenzio e, più tardi, vi prosperò
l'etrusca Vesna, che divenne la latina Volsinii e l'odierna Bolsena.
Dalle sue acque emergono due isolette, la Martana e la Bisentina;
per visitare quest'ultima occorre prendere il battello che parte
da Capodimonte.
|